Stamattina rincasavo poco dopo le sette. Aria ancora fresca, sole spalmato come una crema gialla – sole già sospeso a mezz'aria come una lampada da forno. Arrivare alla sommità del cavalca-ferrovia non prende che un paio di minuti e da lassù è possibile ammirare il diradarsi della foschia tra le piante pioniere. La fossa grande come un campo da calcio è un cantiere abbandonato, il verde cupo si è diffuso nella fossa come un allagamento, come acqua nel fondo di un cratere di impatto. Qualche settimana fa il ceppo del pioppo era ben visibile, tozzo, grigio - se ne stava lì in mezzo, su un podio di terra non ancora attaccato dalla benna. Ora il pudore lo ha ricoperto del tutto, ha messo rami e rametti che farebbero pensare a un cespuglio nato da poco, appoggiato lì come quelli di un plastico ferroviario, qualcosa di rimovibile con due pinzette o con un decespugliatore - e invece sotto a questa macchia di foglie vicine vicine le une alle altre, foglie a cui l'estate ha già tolto ogni brillantezza, è celata la forza latente di cinquanta, forse sessanta anni di storia italiana. Anello dopo anello, generazione di industrie dopo generazione di industrie. Radici che scendono nel profondo.
2 commenti:
la luce del mattino è misteriosa e seducente. il mistero si spalma sulla superficie della cose e la sua eco scende nel profondo. il pezzo riflette la stanchezza di una notte insonne, lo leggo e rileggo senza capire il mistero... mi allontano sedotto. molto forte!
danilo
Ti ringrazio Danilo per questo tuo commento. A presto, Francesco.
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